IL BONSAI POND, UN RITORNO ALLE ORIGINI

 


 

Come abbiamo già detto, per allevare bene i Carassius sono necessarie grandi vasche. Ma, si sa, di questi tempi lo spazio ridotto degli appartamenti ci obbliga a delle scelte... e quanti sono i fortunati che possono sacrificare 1 metro quadro della propria casa per installarci una vasca? Non molti. Una sorprendente alternativa, esteticamente gradevole e molto adatta a questi pesci, proviene dal passato; l'idea di creare dei laghetti bonsai non è mia... Mi piacerebbe, ma non è cosí. L'idea originale è dei cinesi (ebbene sí, sempre loro) che utilizzavano questa tecnica nel (pensate un po') 1500 d.c.!
Tutto il materiale presente in questo capitolo, inoltre, è stato da me raccolto, "pescando" a piene mani nei web americani. Negli ultimi anni, infatti, gli Stati Uniti si sono innamorati del "water gardening", il cosí detto "giardinaggio acquatico" e gli appassionati hanno portato avanti interessanti ricerche e sperimentazioni su questo nuovo, affascinante hobby, regalandoci tante idee da realizzare. Per ringraziarli tutti del grande lavoro svolto, troverete i link ai loro siti alla fine del capitolo. Vi consiglio di visitarli, ne vale veramente la pena!
Se avete letto la poetica avventura del Carassius nel capitolo storia, ricorderete che gli orientali hanno, nei secoli, incrociato questo animale per ottenere forme sempre più appariscenti; le pinne lunghe e trasparenti, che tanto li fanno assomigliare a delle bellissime farfalle, sono però ancora più belle se osservate dall'alto, cosí come gli occhi a bolla o i corpi rotondi.
Un modo davvero esotico (per noi occidentali), affascinante e al tempo stesso naturalistico di allevare il Carassius ornamentale, è di creare un laghetto bonsai da installare sul proprio terrazzo, nel giardino oppure in casa vicino ad un'ampia finestra. Se seguirete alla lettera le istruzioni, vedrete che l'effetto sarà sorprendente e che i vostri pesci cresceranno felici e in ottima salute.

 

ATTENZIONE!!! IL PESO DEI LAGHETTI BONSAI PUO' RISULTARE ELEVATO: PRIMA DI POSIZIONARLO, VERIFICATE CHE IL PAVIMENTO SIA IN GRADO DI SOSTENERE IL SUO PESO!

 

Cosa serve per allestire un laghetto bonsai?
Innanzitutto abbiamo bisogno della sfrenata fantasia degli acquariofili-inventori, perché è necessario procurarsi un contenitore che sia capiente ed esternamente gradevole alla vista. Vi fornisco alcuni suggerimenti, ma guardandovi in giro, magari in un centro dedicato al giardinaggio, troverete voi stessi molti altri oggetti adatti.
Una botte o botticella oppure un tino in legno, o un barile tagliato a metà, oppure ancora una fioriera grande a conca senza scolo per l'acqua, un vaso capiente dal collo largo in ceramica, in terracotta oppure in plastica dura; insomma, qualsiasi recipiente a tenuta d'acqua che contenga almeno 70-100 litri (sembrano molti ma vi renderete conto, guardandovi intorno, che è una misura piuttosto contenuta, perché sviluppata verso l'alto e non orizzontalmente;una botticella alta un metro e mezzo di norma contiene già 150 litri). Addirittura un secchio condominiale in plastica nera per l'immondizia può diventare un bel laghetto bonsai.
Se decidete di non ospitare pesci nel vostro laghetto, potete anche ridurre le dimensioni del contenitore, cercando però di non scendere sotto i 60 litri (anche le piante hanno esigenze di spazio! ). Naturalmente più il contenitore sarà largo e capiente, migliore sarà l'effetto estetico (e più naturale l'ambiente biologico che si verrà a creare al suo interno).
La forma verticale del bacino è solo un suggerimento dedicato a chi non ha molto spazio; conosco persone che sono riuscite a procurarsi nella discarica delle orrende vasche da bagno vecchie e scrostate; con un po' di pazienza hanno rimesso in sesto lo smalto all'interno e coperto la parte esterna con del legno da poche lire, riuscendo ad avere una vasca molto capiente che, una volta coperta di piante acquatiche, tutto sembrava fuorché una vasca da bagno! Come ho detto, bisogna aver fantasia e improvvisarsi Indiana Jones alla ricerca del recipiente perduto!
Ricordatevi che, qualora sceglieste un contenitore già utilizzato in precedenza, è necessario pulirlo all'interno senza utilizzare sapone o prodotti chimici ma sfregando bene con una spazzola dura (quelle per il bucato in plastica vanno benone) e poi di riempire e svuotare il recipiente finché non si percepirà più nessun tipo di odore. Se avete il sospetto che il contenitore abbia ospitato olio o carburante, lasciate perdere, è troppo rischioso; vino e aceto, invece, sono sostanze innocue, sfregate bene l'interno e lasciate traboccare dell'acqua per qualche ora.

 

Sperimentiamo il filtraggio naturale
Per quanto nei laghetti bonsai si possano utilizzare esattamente gli stessi sistemi di filtraggio in vendita per acquari (e troverete tutte le relative informazioni nei vari link sul water gardening raccolte in chiusura del capitolo) questo particolare tipo di vasca ci permette di sperimentare un metodo alternativo basato esclusivamente sull'opera denitrificante di batteri e piante. In realtà il filtraggio naturale (per intenderci senza l'utilizzo di alcuna parte meccanica) può essere tranquillamente adottato in acquario, ma l'aspetto estetico delle vasche basate su questo metodo non è all'altezza di quelle regolate da un filtraggio tradizionale (i batteri tendono a rendere fangoso il fondale, le piante (proprio come in natura) non sono splendenti come negli acquari forniti di diffusori di Co2, l'alga appare e scompare seguendo cicli naturali decisi dalle esigenze della natura e non dai nostri desideri). Ma in un contenitore visibile sono nella parte alta, tutti questi inestetismi non sono visibili, perciò perché lasciarsi sfuggire un'occasione cosí ghiotta di creare un bacino veramente "secondo natura"?

 

Il materiale di fondo: innanzitutto dobbiamo tener presente che la natura, che è davvero grande, riesce da sola a colonizzare un ambiente acquatico; tutto quello che dobbiamo fare è aiutarla nella sua opera... cercando di non ostacolarla troppo! Ecco dunque che il materiale da utilizzare per l'allestimento del nostro laghetto bonsai passa in quasi in secondo piano. Trattandosi di Carassius, animali che non richiedono acque acide o neutre, possiamo utilizzare il ghiaino più economico, quello policromo. Per quanto riguarda il terriccio bisogna aprire una parentesi: io, che da un anno porto avanti una ricerca dedicata proprio al filtraggio naturale (e a sinistra potete vedere una mia vasca allestita senza pompa ne' filtro) ho notato che se si usa il terriccio come fondo unico in un ambiente stagnante, questo tende a compattarsi troppo, imprigionando i batteri che devono invece avere spazio per la loro funzione di filtratori. Un metodo che da' ottimi risultati è quello di usare strati diversi di materiale partendo dal basso. Prima di cominciare l'opera di riempimento però, è importante posizionare il recipiente in pieno sole o comunque in un punto molto luminoso, per permettere alle piante di crescere rapidamente e di fiorire.
Ecco di seguito un piccolo schema per mostrarvi la disposizione del fondo dal basso verso l'alto:
uno strato di ghiaino a grana grossa (meglio se di lava perché la porosità della roccia è perfetta per ospitare i batteri);
uno strato di solo terriccio grasso che non serve solo alle piante ma anche a sigillare e isolare lo strato inferiore dall'aria;
uno strato di terricio mischiato a ghiaino a grana grossa;
un bello strato molto spesso di solo ghiaino o sabbia per evitare che il terriccio venga a galla o sporchi troppo l'acqua.
Non dimentichiamo che, al momento di riempire il nostro contenitore, l'acqua va versata molto lentamente, proprio per evitare di sconvolgere il fondale e che è consigliabile lavare accuratamente il ghiaino prima di utilizzarlo. L'acqua ideale sarebbe quella di fonte o di pozzo, ma possiamo sostituirla con la normale acqua potabile dell'acquedotto, avendo l'accortezza, quando effettueremo il cambio o il rabbocco, di lasciarla riposare scoperta per un giorno o due per dar modo al cloro di evaporare, oppure di utilizzare i liquidi appositi in vendita presso i negozi di acquariofilia.
Le piante possono essere messe a dimora poco prima di riempire il contenitore d'acqua, cercando di non scavare troppo profondamente per evitare di scoprire il terriccio. Basterà interrarle nello strato superficiale di ghiaino o di sabbia, perché saranno comunque le radici che, da sole, troveranno la strada giusta verso il basso. Riguardo la varietà non c'é che l'imbarazzo della scelta. Visitare un orto botanico potrà ispirarvi, cosí come passeggiare in una serra o in un garden center. La lista delle piante palustri è molto lunga e qui di seguito vi mostro solo alcuni esempi (facendo click sulle foto potrete vederle ingrandite).
Non dimenticate che durante l'estate è possibile coltivare le stesse piante tropicali usate in acquariofilia, più semplici da reperire e molto affascinanti da ammirare nella loro esotica forma emersa. Alcune piante tropicali, inoltre, sono utilissime perché svolgono con grande efficienza, l'importante funzione di depuratori naturali dell'acqua. Tutte le varietà di Cabomba, di Myriophyllum, l'Egeria densa, la Vallisneria e in generale tutte le piante a crescita veloce sono indicate per eliminare i nitrati dal laghetto bonsai, cosí come le galleggianti Salvinia, Lemna, Azolla, Limnobium, Pistia e la bellissima e famosa Eichhornia crassipes (giglio d'acqua). Certo, sfortuna vuole che molte piante tropicali non siano buone solo per l'acqua, ma anche per i pesci: eh sí, i Carassius adorano divorarle! Dato che comunque non inseriremo subito gli animali, le piante avranno modo di crescere e lavorare, prima di venire assalite dei nostri piccoli amici, e se avranno attecchito a dovere, la crescita sarà tale che sopravviveranno alla famelica attenzione dei Carassius. L'aggiunta di pietre sul fondo a coprire bulbi e radici, potrà essere una ulteriore ed efficace barriera di protezione.

 

 

L'ospite d'onore
Per l'inserimento dei pesci nel nostro laghetto bonsai, cosí come negli acquari tradizionali, sarà necessario attendere che l'equilibrio biologico si sia stabilizzato. A causa del terriccio e dell'acqua stagnante, i tempi di attesa sono superiori a quelli normalmente previsti per le vasche tradizionali. Eseguendo ogni settimana i test di No2 e No3 sarete in grado di capire quando l'ecosistema comincerà a funzionare. L'attesa sarà comunque allietata dalla crescita delle piante e dalla rapida fioritura delle ninfee e dei fior di loto, uno spettacolo davvero impareggiabile.
Quando i nitriti ed i nitrati risulteranno zero, cominceremo a popolare il nostro micro-ambiente. Aggiungeremo un pesce per volta, avendo l'accortezza di far passare qualche giorno fra un inserimento e l'altro. E' inoltre fondamentale non popolare eccessivamente il laghetto, altrimenti il carico organico degli animali, insieme ai prodotti di scarto della respirazione, manderà in crisi l'intero ecosistema.
In linea di massima, se non abbiamo affrettato i tempi, il nostro laghetto bonsai non dovrebbe necessitare di cambi d'acqua, ma solo di rabbocchi. Ancora una volta i test di No2 e No3 ci aiuteranno a capire se le colonie batteriche funzionano a dovere e se e quando sarà necessario fare un cambio parziale d'acqua. Tenete i test sempre a portata di mano, per i primi mesi saranno i vostri migliori amici. Optate per quelli liquidi, sono molto più attendibili delle strisce, anche se vi porteranno via qualche minuto in più. Col passare del tempo comunque, potrete farne a meno.
I Carassius non sono gli unici pesci che possiamo inserire nel nostro laghetto. Molti appassionati consigliano di adottare le Gambusia o i Guppy per arginare la riproduzione delle zanzara nel periodo di attesa prima di mettere a dimora i Carassius. E' necessario considerare il fatto che questi pesci si riproducono velocemente e che normalmente non vengono attaccati neppure dai Carassius più grandi, il che comporta, alla fine della stagione estiva, il problema di dover dare loro un'adeguata dimora invernale. Anche per certe qualità di Carassius sarà consigliabile allestire per l'inverno una vasca al coperto ad una temperatura non inferiore dei 18-20C. oppure di tentare, se avete scelto dei Carassius auratus nella forma classica, un isolamento termico del contenitore utilizzando polistirolo e fogli di nylon.