E' un apparecchio dotato di una lampada sterilizzatrice a raggi ultravioletti nel quale viene fatta passare l'acqua dell'acquario che viene così esposta all'azione battericida della lampada. La sua azione sterilizzatrice si rivela utile per ridurre la presenza di batteri e altri agenti patogeni che possono causare malattie agli ospiti della vasca. E' usato per lo più da negozianti, allevatori e impianti di stabulazione che non possono permettersi epidemie alle quali sono però particolarmente esposti. E' poco usato invece negli acquari domestici anche per le presunte (ma non meglio accertate per ora) conseguenze negative sulla chimica dell'acqua. Gli sterilizzatori possono infatti causare trasformazioni chimiche indesiderate su alcune molecole organiche presenti nell'acqua come le proteine, ma anche su sostanze inorganiche come i nitrati che verrebbero ridotti in nitriti.
Questo tipo di filtro viene utilizzato per il marino e il principio su cui si basa è che le alghe assorbono
dall'acqua alcuni composti derivanti dalla trasformazione delle sostanze di
rifiuto emesse dai pesci (ammoniaca, nitrati, fosfati), sottraggono anidride
carbonica e cedono ossigeno all'acqua, almeno nella fase diurna.
Fin qui
sembrerebbe il filtro ideale... . I lati negativi sono che di per sé non può
provvedere alla mineralizzazione della sostanza organica (non si parte
dall'ammoniaca ma da pipì e pupù e qui devono intervenire i batteri) e che
le alghe oltre ai metaboliti primari (zuccheri, lipidi) producono anche
metaboliti secondari (terpeni, composti contenenti fenoli) che non sono
certo graditi in acquario e producono tra l'altro l'ingiallimento
dell'acqua.
Questa è la teoria, la pratica consiste nel realizzare un recipiente
adeguatamente largo (l'ampiezza dipende dalla capacità e dal grado di
inquinamento della vasca) e alto solo 3-4 cm., ad esempio in PVC.
All'interno si può montare su un telaio una tela per zanzariere, quale
supporto per le alghe, di dimensioni tali da entrare a forza nel filtro.
Tutto il filtro è illuminato generosamente 24h/24h. L'acqua deve essere
distribuita uniformemente su un lato e scorrere verso il lato opposto dove
ritornerà nella vasca. Adey e Loveland che sono i sostenitori dei filtri ad
alghe fatti in questo modo ne parlano un gran bene, ma purtroppo non sembra
che riescano ad evitare i principali problemi, che vanno dalla manutenzione
frequente alla sottrazione di oligoelementi e dall'enorme spazio richiesto
all'ingiallimento dell'acqua.
Molti autori concludono che, se lo spazio non è un problema, il f. ad alghe
può essere valido per vasche dedicate principalmente ai pesci, ma nelle
vasche che ospitano anche invertebrati non sembra abbia permesso di ottenere
risultati vicini a quelli ottenuti con altri metodi di filtraggio.
Vorrei aggiungere che, anche con molto spazio a disposizione, i filtri
ad alghe non sono in grado di risolvere completamente IL problema principale
per cui sono, all'origine, stati concepiti: la solita rimozione dei nitrati
e dei fosfati. In effetti da un semplice bilancio dell'azoto risulta che,
anche con superfici molto elevate (ad esempio quelle risultanti dalla regola
di 2 cm²/litro, ma anche con superfici maggiori) e' possibile
rimuovere solo quantitá piuttosto limitate di nitrati, pur con raccolti
frequenti di alghe. Il filtro ad alghe sembra invece abbastanza utile (ma
non indispensabile) per "stabilizzare" il funzionamento della vasca, anche
se non sono da sottovalutare gli inconvenienti prima citati.
In conclusione
per acquari con invertebrati gli inconvenienti potrebbero
essere maggiori dei vantaggi, mentre per acquari dedicati principalmente a
pesci il filtro ad alghe potrebbe risultare comunque insufficiente per lo
scopo previsto.
Cos'é la prevalenza?
A rigore la prevalenza fornita da una pompa
è l'energia che la pompa fornisce al fluido per unita' di peso del fluido
stesso. Di conseguenza la prevalenza ha le dimensioni di una lunghezza e
viene perciò misurata spesso in metri (l'unita' di misura dell'energia nel
sistema internazionale è il joule e quella della forza peso il newton; 1
J=1 N x m --> la prevalenza H può essere misurata in metri). Tale
prevalenza viene utilizzata a grandi linee per:
1) aumentare la velocità del fluido (dunque movimentare il fluido)
2) fare fronte alle perdite (di
carico) nelle tubazioni e nei vari raccordi e valvole
3) fare superare al fluido dislivelli. Tutti questi
termini compaiono nell'equazione di Bernoulli, utilizzata appunto per il
calcolo delle portate di liquidi in tubazioni.
Il fatto importante è che, per una certa pompa centrifuga, la prevalenza
cala all'aumentare della portata seguendo una curva detta "caratteristica",
che dipende dalle peculiarità costruttive ed operative della pompa quali
la forma ed il tipo della girante, il numero di giri, ecc.
Spesso nelle pompe per uso acquariologico viene indicata solo la prevalenza
massima che la pompa è in grado di fornire, cioè quella a portata nulla e
che quindi rappresenta proprio la quota massima a cui la pompa è in grado
di portare il liquido senza avere nessun flusso del liquido stesso. è
facile ottenere il valore di questa prevalenza massima azionando la pompa
collegata ad un lungo tubo verticale e misurando la quota che il fluido
raggiunge nel tubo senza che l'acqua esca. Fortunatamente negli ultimi
tempi pero' ho notato che anche per molte pompe per uso acquariologico
viene riportata la curva che fornisce la prevalenza in funzione della
portata.
La portata di funzionamento si può ricavare conoscendo le caratteristiche
del circuito in cui la pompa è inserita e la curva "caratteristica" della
pompa. Se le precedenti voci (1) e (2), cioè le variazioni di energia
cinetica e le perdite di carico nel tubo, negli imbocchi, negli sbocchi,
nei raccordi e nelle eventuali valvole sono trascurabili, allora la
valutazione della prevalenza fornita dalla pompa è molto semplice
attraverso la curva caratteristica. In tale ipotesi, per esempio se la
pompa pesca da un vano in cui la superficie dell'acqua è 15 cm al di sotto
della superficie dell'acqua nella vasca e la tubazione di sbocco è
completamente sommersa nella vasca (non importa a quale profondità sbocca,
basta che sia completamente sommersa), allora la prevalenza sarà 15 cm e
la portata sarà quella che fornisce tale prevalenza secondo la curva
caratteristica. Se invece lo sbocco è 5 cm al di sopra della superficie di
acqua nella vasca allora la prevalenza sarà di 20 cm e la portata sarà
più bassa sempre seguendo la curva caratteristica della pompa. Per
tubazioni particolarmente lunghe o con la presenza di valvole o molti
raccordi, le perdite di carico non sempre sono trascurabili ed il calcolo
si complica perché anche esse dipendono dalla portata.
L'andamento della prevalenza della pompa
può presentare un calo più o meno accentuato all'aumentare della
portata; questo andamento è altrettanto importante della prevalenza
massima. Alcune pompe possono anche avere prevalenze massime
relativamente alte, ma essere penalizzate da una sensibile diminuzione
della stessa in corrispondenza di un leggero aumento della portata.
Viceversa altre pompe possono essere caratterizzate da portate abbastanza
alte con prevalenze basse, ma abbastanza costanti. Normalmente il valore
nominale indicato per la portata di una pompa per uso acquariologico è
quello di portata massima, dunque quello con prevalenza praticamente nulla.
In mancanza della curva "caratteristica" completa, la portata massima,
insieme alla prevalenza massima, può essere utile a determinare le
prestazioni della pompa. In mancanza di altre informazioni in prima
approssimazione si può assumere che la prevalenza cali linearmente dal
valore massimo a portata nulla fino al valore zero a portata massima.
La scelta della pompa dovrebbe perciò dipendere dall'uso che se ne deve
fare. Ad esempio, una pompa per la semplice movimentazione dell'acqua nella
vasca non è necessario che sia contraddistinta da prevalenze alte, ma è
meglio che presenti una portata abbastanza alta, dovendo fornire al fluido
soltanto una certa energia cinetica, senza il superamento di alcun
dislivello. Viceversa una pompa per riportare l'acqua in vasca dal vano di
un filtro posto a pavimento è bene che abbia un'alta prevalenza, in
questo caso più importante della portata.
E' vero o no che il carbone attivo, con il tempo, rilascia le sostanze che ha assorbito?
No, non e' vero, o meglio, per rilasciare le sostanze assorbite ci vogliono delle condizioni molto particolari, queste condizioni e' praticamente impossibile averle in un acquario. Ricorda che comunque il carbone adsorbe solo per un tempo brevissimo quindi e' inutile tenerlo in vasca per piu' di una settimana.
Qualcuno mi spiega cos'è un overflow?
Si tratta di un "troppo pieno", vale a dire di un sistema che lascia
tracimare l'acqua in uscita quando questa raggiunge un certo livello,
facendo in modo che questo non possa superare la quota desiderata in vasca.
L'applicazione tipica in acquariofilia e' quella di prelevare l'acqua per
indirizzarla ad un "pozzetto" (sump) in cui sono sistemati apparati di
filtrazione, trattamento e depurazione od altro e da cui poi l'acqua viene
rimandata in vasca per mezzo di una pompa. Si possono trovare sistemi che
lasciano uscire l'acqua attraverso fori o tubi ad una certa quota, ma anche
sistemi che con un sifone ed alcuni accorgimenti consentono di ottenere lo
stesso risultato senza forare la vasca.
Sento parlare spesso di "ciclo dell'azoto", cos'è?
Con "ciclo dell'azoto" si intende tutto quel procedimento che permette di trasformare i composti organici (feci, urine, piante ecc.) in nitrati. Un primo passaggio trasforma i composti organici in ammoniaca (e/o ioni ammonio), i batteri della famiglia dei nitrosomonas servono ad ossidare l'ammoniaca (NH3) a ione nitroso (nitriti, NO2) e i batteri della famiglia dei nitrobacter ad ossidare i nitriti a nitrati (NO3). Per gli ospiti presenti nelle nostre vasche l'ammoniaca è molto pericolosa mentre i nitrati sono sopportati anche a concentrazioni più alte. Ecco perché nei nostri acquari ci sono i filtri biologici, questi filtri servono come insediamento ai batteri che operano questa trasformazione.
Che differenza c'è tra filtro meccanico e filtro biologico?
Per filtraggio meccanico si intende quel filtraggio che ferma lo sporco grossolano ma non lo elimina o trasforma. Il filtraggio biologico è quello che, grazie all'azione dei batteri nitrificanti trasforma le sostanze organiche in ammonio -> nitriti -> nitrati. In pratica qualunque filtro meccanico è anche biologico perché i batteri si insediano su qualunque superfice, però per avere una maggior superfice da dedicare ai batteri si preferisce usare dei substrati particolari in modo da avere più superfice possibile in parità di spazio occupato. Di solito i comuni filtri per acquari hanno un primo filtraggio meccanico effettuato da lana di perlon o spugna e poi i cannolicchi per il filtraggio biologico.
Il fitro del mio acquario di acqua dolce lo devo tenere sempre acceso o posso spengerlo qualche ora al giorno?
La pompa che fa circolare l'acqua nel filtro deve stare sempre accesa. Solo così garantirà il giusto apporto di ossigeno ai batteri che "lavorano" nel filtro stesso. Se lo spengi questo ossigen0o verrà a mancare alcuni batteri, lentamente, cominceranno a morire. Altri cercheranno di usare la molecola di ossigeno presente nei nitrati (NO3) riducendoli a nitriti (NO2).
Posso usare lo schiumatoio in un acquario d'acqua dolce?
Lo schiumatoio per funzionare sfrutta la densità dell'acqua salata. L'acqua
dolce non ha quella densità e quindi non riesce a "schiumare". O meglio,
schiumare schiuma, basta vedere l'acqua di un fiume vicino a una cascata,
vedrai sicuramente una zona dove c'è della schiuma piu' o meno densa e
resistente. Quelle sono le proteine schiumate con lo stesso principio dello
schiumatoio di acqua marina. Pero', ripeto, l'efficenza e' bassissima e,
oltretutto, per avere quell'effetto bisogna muovere molto l'acqua con
conseguente perdita di CO2.
Ho sentito che c'è in vendita un prodotto di questo tipo ma ancora non ho avuto la possibilità di vederlo.
Per far "maturare" il filtro, è assolutamente indispensabile mettere gli attivatori batterici o se ne può fare a meno?
Se ne può fare a meno. Ci sono dei prodotti che possono aiutare all'inizio ma non sono indispensabili, il filtro maturerà da solo quando è il momento. Far maturare un filtro con calma serve anche per entrare nell'ottica di come va gestito un acquario, con tanta pazienza.
Questi prodotti possono servire, al limite, quando c'è un'emergenza dopo aver usato dei medicinali che possono aver compromesso la flora batterica del filtro. A volte, però, sono addirittura controproducenti perché può succedere di introdurne troppi con un conseguente intorbidimento dell'acqua.